L’Arcidiocesi di Campobasso–Bojano e la Parrocchia San Giovanni Battista di San Giovanni in Galdo, in collaborazione con l’Amministrazione locale, è lieta di invitare la cittadinanza alla presentazione del volume “Canti e inni religiosi di San Giovanni in Galdo”, curato dal Maestro Guido Messore.
L’incontro si terrà venerdì 24 aprile 2026 alle ore 17.00 presso la Sala “San Pietro Celestino V”, in Via Mazzini 80 a Campobasso.
L’opera rappresenta un prezioso lavoro di raccolta e valorizzazione del patrimonio musicale e spirituale del territorio, custodendo tradizioni che raccontano la storia, la fede e l’identità della comunità. Un’occasione significativa per riscoprire radici culturali spesso tramandate oralmente e oggi finalmente restituite in forma organica e accessibile.
Ad aprire l’evento saranno i saluti istituzionali di S. Ecc.za Rev.ma Mons. Biagio Colaianni, Arcivescovo Metropolita di Campobasso-Bojano, e dell’Arch. Domenico Credico, Sindaco.
Seguiranno gli interventi del Maestro Guido Messore, autore del volume, e del dott. Vincenzo Lombardi, direttore della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica dell’Abruzzo e del Molise, che offriranno una riflessione sul valore storico, culturale e religioso dell’opera.
A moderare l’incontro sarà il don Mariano Gioia, parroco di San Giovanni in Galdo.
La comunità è invitata a partecipare numerosa a questo momento di condivisione e approfondimento, che non è soltanto la presentazione di un libro, ma un’occasione per riconoscere e custodire un patrimonio collettivo di grande valore, capace di unire generazioni nel segno della memoria e della fede.
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Il saluto di S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni
LA RICCHEZZA VIVA DEI CANTI POPOLARI E DELLA FEDE
Carissimi,
un breve saluto, considerando che illustri esperti hanno già introdotto e presentato il libro, insieme all’autore stesso. Con semplicità, desidero dire che mi è piaciuto: non gli ho dato solo un’occhiata, ma ho letto con attenzione l’introduzione, la presentazione e ho considerato l’esperienza dell’autore.
Mi colpisce come una tale ricchezza passi attraverso la gente semplice, attraverso ciò che il popolo esprime. Qui affondano le radici delle tradizioni, della loro continuità nel tempo, di ciò che la gente ha vissuto e poi trasmette nel canto e in molte altre forme. È la vita stessa che si preserva ed emerge nella religiosità, nella cultura, nella tradizione e nell’esperienza di un popolo. I canti raccontano un’esperienza di fede quando si rivolgono al Signore, alla Madonna e ai santi. Non si tratta di una fede prima pensata e poi musicata, ma di una fede viva, che viene raccolta e tradotta in espressione canora.
Questo patrimonio è una grande ricchezza che, dal punto di vista religioso, va custodita. Provenendo da realtà simili — come la Basilicata o il Molise — fatte di piccoli paesi e contesti interni, si riconosce quanto queste comunità siano profondamente ricche di tradizioni e di fede vissuta. Sono proprio le tradizioni popolari, espresse anche attraverso il canto, a mantenere viva questa ricchezza nel tempo.
Basti pensare ai mesi delle feste popolari, quando i paesi tornano a vivere: non è solo un ricordo, ma un rendere presente ciò che è stato. In questo lavoro ho trovato anche elementi nuovi, come un canto all’angelo custode, raro da incontrare, accanto a quelli più diffusi dedicati alla Madonna e ai santi.
Per esperienza personale, avendo svolto per anni il ministero in una parrocchia dedicata a San Giovanni Battista, mi ha colpito la ricchezza degli inni e dei canti processionali dedicati a lui. Leggere i testi — anche per chi non conosce la musica — permette di coglierne il significato profondo. In essi si trova la storia dei santi, la loro identità, così come viene trasmessa dalla tradizione e dalla Scrittura.
I canti popolari e religiosi sono di tutti e per tutti: appartengono alla comunità, che si riunisce nella preghiera e li rende vivi. Sono una forma autentica di trasmissione della fede, della memoria e della cultura.
Per questo credo che questi canti vadano preservati. Il modo più vero per farlo non è solo conservarli per iscritto, ma reimpararli e cantarli. Spesso si rincorre la novità dimenticando la ricchezza di ciò che abbiamo ricevuto. Tornare alle origini significa recuperare valori, significati, cultura e religiosità.
Per tutto questo, quest’opera è preziosa: una testimonianza bella e significativa di una ricchezza che merita di continuare a vivere. Grazie.