Alla Cattedrale della Santissima Trinità di Campobasso, parrocchia di Santa Maria Maggiore, la benedizione della nuova croce dipinta, realizzata dall’iconografo Luigi Malvatani.
«Dalla maestria iconografica al servizio della fede» è il tema che accompagna la celebrazione e la benedizione della nuova croce dipinta, realizzata dall’iconografo Luigi Malvatani e destinata al ciborio della Cattedrale della Santissima Trinità di Campobasso. L’appuntamento è fissato per oggi venerdì 30 ottobre, alle ore 18.30, presso la Cattedrale, parrocchia di Santa Maria Maggiore, in occasione del conferimento del Mandato Diocesano ai Catechisti. La celebrazione sarà presieduta da S. E. mons. Biagio Colaianni, arcivescovo metropolita di Campobasso-Bojano.
L’opera è un crocifisso ligneo dipinto su entrambi i lati, concepito per esaltare la maestosità del luogo che lo accoglierà. La progettazione ha avuto come obiettivo quello di creare una sintesi visiva capace di unire il trascendente al concreto, l’infinito al finito, in un inno al Cristo risorto, la cui presenza è al centro della vita e della fede della comunità campobassana.
Elemento cardine della fede cristiana, la croce sarà collocata in posizione centrale e sopraelevata, all’interno del ciborio, sospesa sopra l’altare. La sua collocazione non rappresenta soltanto una scelta visiva, ma esprime simbolicamente l’innalzamento della preghiera verso il cielo.
Realizzata secondo la tecnica classica bizantina, l’opera intende riportare al centro la maestosa tradizione che da secoli alimenta la spiritualità dei fedeli attraverso l’arte sacra. L’iconografia bizantina, con il suo rigore, le linee essenziali e il carattere simbolico, non rappresenta soltanto una figura visibile, ma cerca di rendere tangibile l’invisibile e di comunicare la trascendenza. Ogni colore, ogni segno e ogni pennellata fanno parte di un linguaggio che va oltre le parole.
IL FRONTE: CRISTO IN CROCE
Sul lato anteriore è raffigurato Cristo in croce vestito, secondo un’immagine iconografica che affonda le proprie radici nella spiritualità antica dei primi secoli. In questa tradizione Cristo, pur essendo crocifisso, viene rappresentato con vesti di gloria che evocano la sua divinità e regalità, andando oltre la sofferenza umana.
Sulla croce compare l’iscrizione greca «ΗΣΟΥΣ Ο ΝΑΖΩΡΑΙΟΣ Ο ΒΑΣΙΛΕΥΣ ΤΩΝ ΙΟΥΔΑΙΩΝ», che significa «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».
IL RETRO: L’AGNELLO CRUCIFERO
Il lato posteriore è decorato con tralci e grappoli d’uva, una scelta iconografica ricca di significato. I grappoli richiamano il Sacrificio eucaristico, nel quale il vino diventa il Sangue di Cristo, che attraverso la sua morte redime il mondo. I tralci che si intrecciano lungo la croce rappresentano la vita nuova che scaturisce dal sacrificio di Cristo, come una pianta che cresce rigogliosa e porta frutti di vita eterna.
Al centro campeggia l’Agnello Crucifero, figura emblematica della salvezza e simbolo antico che richiama la tradizione ebraica del sacrificio pasquale e la figura di Cristo come Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. L’Agnello è rappresentato in maniera ieratica e sacra, con un’espressione serena nonostante la crocifissione. Questa immagine sottolinea il mistero della vittoria attraverso il sacrificio, nel quale Cristo, come l’Agnello immolato, non soltanto soffre, ma offre se stesso per la salvezza dell’umanità.
MATERIALI E TECNICA: LA TRADIZIONE ICONOGRAFICA BIZANTINA
La croce è stata realizzata su una tavola di pioppo, preparata su entrambi i lati con tela e gesso, secondo le antiche tecniche iconografiche. La scelta del materiale segue una tradizione risalente ai primi secoli dell’arte cristiana, quando le tavole di legno venivano preparate con tela di cotone o lino, impregnata di colla di coniglio e successivamente gessata per ricevere il colore e l’oro.
Per la pittura è stata utilizzata la millenaria tecnica della tempera all’uovo, che combina pigmenti naturali, vino bianco, tuorlo d’uovo, olio di noci e olio di lavanda. I pigmenti, estratti da terre e minerali, conferiscono all’opera ricchezza e intensità cromatica, mentre le pennellate, applicate con estrema attenzione ai dettagli, restituiscono la luminosità e la profondità proprie della tradizione bizantina.
Un elemento fondamentale è l’impiego dell’oro a 24 carati, applicato con la tecnica della doratura a bolo. L’oro, simbolo della luce divina e dell’eternità, illumina la croce e ne esalta la sacralità. La sua luce riflessa non è soltanto un ornamento estetico, ma un richiamo visibile alla gloria di Dio, che sovrasta la sofferenza e la morte, offrendo il messaggio di speranza della risurrezione.
La nuova croce dipinta entrerà a far parte dello spazio liturgico della Cattedrale della Santissima Trinità, arricchendolo con un’opera che riprende la tradizione dell’arte iconografica bizantina.
L’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano e la parrocchia di Santa Maria Maggiore rivolgono un invito a tutta la comunità ecclesiale e alla cittadinanza a prendere parte a questo significativo momento di fede e di preghiera, che accompagnerà la benedizione della nuova croce dipinta. Un’opera che arricchisce la vita della comunità e offre a tutti l’occasione di ritrovarsi attorno al segno centrale della fede cristiana, contemplando in esso l’amore di Cristo e il suo messaggio di salvezza.